martedì 16 giugno 2015

lava la tua scodella



C’è una storiella zen, la mia preferita di sempre, in cui un allievo chiede al maestro come raggiungere l’illuminazione.
Il maestro, per risposta, chiede al ragazzo se ha già finito di mangiare il riso che aveva davanti.
L’alunno, perplesso, risponde di sì.
Allora il maestro gli dice “bene, va a lavare la tua scodella”.

Va a lavare la tua scodella è una frase che risolve tutto, la soluzione estrema. Fare la cosa che devi fare dopo.

Per chi ha le giornate troppo piene e chi le ha troppo vuote.
Per chi si sente solo e per chi deve gestire delle relazioni complicate.
Per chi è in mezzo al deserto e per chi vive a New York.
Per chi tocca il cielo con un dito e per chi ha perso tutto.
Per chi si sente troppo giovane e per chi troppo vecchio.
Per chi è dove vuole essere e per chi non vorrebbe essere da nessuna parte.


Puoi non sapere più chi sei, dove sei, quanto tempo hai, ma non puoi non avere una scodella da lavare.

mercoledì 20 maggio 2015

Ai ricominciatori daccapo



Ricominciare daccapo viene sempre come una sorpresa. Come quel passo goffo che fai quando pensi che scala abbia uno scalino in piu'. E annaspi nel nulla. Ripoggi il piede esattamente nello stesso punto. Anche se tutte le operazioni celebrali e muscolari per compiere quel passo sono state spese non ti sei mosso nella direzione che speravi.



Ai ricominciatori daccapo auguro appetito robusto e memoria corta.

Riposi ristoratori e nessuno spreco di energia.
Auguro la stessa grazia nel finire le cose vecchie di quella che metteranno nell'iniziarne di nuove.
Auguro di avere sempre un fulcro nascosto sul quale mantenersi in equilibrio. Un fulcro solido ed eterno. Morbido e antisismico. Possibilmente comico.
Un tempio con temperatura perfetta, silenzio e un the fumante e dolce.


Nessuno puo' aiutare un ricominciatore.

Ma si possono ammirare i bei colori che ha, l'eleganza con cui riesce ad essere caduco come tutte le cose della terra e farlo ridere con una bella storia, per fargli dimenticare per un pochino tutto il lavoro che c'e' ancora, di nuovo, da fare.



(Ai ricominciatori daccapo amici e a me)





giovedì 16 aprile 2015

salva il giorno




A maggio saranno due anni che gioco a salva il giorno. E' un gioco inventato a cui gioco da sola, un gioco che ho dovuto imparare. Si tratta di di salvare ogni giorno e renderlo bello, di avere tempo per me, di avere il lusso di passeggiare lungo fiumi e oceani, di fare alcune cose che mi danno felicita', di cucinare con calma, di non fare cose cui non attribuisco senso, di badare a quello che dico e  penso. Quando ci riesco e il tramonto si chiude su una giornata bella allora ho salvato un giorno. L'ho salvato dalla paura del domani e dalle cose che avrei dovuto ragionevolmente fare. L'ho salvato dai tempi e ritmi imposti dalla societa' e non ho avuto paura di fare qualcosa di nuovo e strano. Insomma non me la sono fatta addosso. Non ho preferito vecchie abitudini e ho superato il bisogno di alcune certezze che per me non sono essenziali. Non ci riesco sempre, anche se e' diventato facile, quindi lo faccio davvero spesso. E quando finiscono queste giornate mi dico che non hanno prezzo, e che nel caso lo avessero non c'e' problema e  che il gioco salva il giorno mi ha salvato la vita.


Inizio cosi' questo piccolo spazio di racconti e foto.
Quella in alto e' stata scattata a Cala Higueras, Cabo de Gata,  Spagna.